HomeMetodologia > Una bibliografia “aperta” 
Alcune notazioni metodologiche
 
Proporre una bibliografia “aperta” non vuol dire lavarsi le mani, come Pilato, o premunirsi per parare le critiche da eventuali addebiti per omissioni, gravi o veniali che siano, e incompletezze di ogni genere. Bibliografia “aperta” significa, invece, consapevolezza dei propri limiti, temporali e culturali, ma anche consapevolezza che oggi la tecnologia ci consente strumenti che possono essere estremamente utili.  
Bibliografia “aperta” vuol dire semplicemente non presumere di avere concluso, né di avere delimitato definitivamente il campo d’indagine. Vuol dire, dunque, seminare un’idea, costruire un progetto, affidarlo alla comunità tramite Internet e il formato digitale del testo.  
Il testo elettronico, allora, non rappresenta soltanto un accessorio per ostentare la modernità dell’opera ma è un elemento essenziale e costitutivo del progetto di documentazione. Il testo elettronico, infatti, 
1. consente divulgazione ed accessibilità; 
2. consente una funzionalità di ricerca estremamente agile e veloce; 
3. consente di contenere i costi di produzione; 
ma specialmente: 
consente una operatività di aggiornamento e modifica che il cartaceo, per ovvi motivi, non concede, almeno in tempi così rapidi e in modi così agevoli e facili. 
Le aperture in direzioni come la rappresentazione visiva nelle sue testimonianze pubblicate, la percezione del clima, ecc., ma specialmente l’ampiezza del tema d’indagine — i Colli Euganei - e la molteplicità delle prospettive che ad essi conducono, consigliano di strutturare il lavoro in modo tale che possa essere continuato, migliorato, aggiornato. Già dal punto di vista dello spirito dell’opera, sentiamo poco congeniale un atteggiamento mirato a “chiudere” il lavoro, a stringere per escludere o tagliare in maniera definitiva elementi che potrebbero rivelarsi interessanti, se poi si considera che le moderne tecnologie — ci riferiamo nuovamente alle possibilità offerte dal libro elettronico — consentono con estrema facilità di continuare e aggiornare l’opera, ci pare chiaro che l’atteggiamento del “non” — non chiudere, non limitare, non escludere — sia assolutamente più funzionale e vincente. Anche in questo senso il lavoro è una bibliografia “aperta”, anzi più che una bibliografia vorrebbe porsi come una ricognizione generale in vista della costituzione di un centro di documentazione sul territorio.